Jamila

Feb 2, 2025Life

Mi sono guardata allo specchio, mi costa sempre una grande fatica farlo. Ho un’immagine molto diversa da quella delle mie coetanee. Ad ogni modo, quel riflesso mi serve. Mi aiuta a sistemare le mollette che tengono fermo il velo e a controllare che il mio capo sia coperto. Lo indosso fuori di casa. Sono l’unica della mia classe a portarlo.

Talvolta vorrei che i miei genitori non fossero mai partiti dal loro paese, vorrei che non fossero mai arrivati fin qui. Ho conosciuto l’Italia quando avevo soltanto sei anni. A quei tempi non era poi così male. Ancora nessun hijaba mi distingueva dagli altri.

Non mi dispiace affatto essere coperta. Oggi, senza quegli abiti mi sentirei ancora più insicura, più vulnerabile. Le mie compagne di classe si presentano a scuola con maglie che non raggiungono nemmeno la pancia e trucchi di ogni genere nascosti nell’astuccio. So che non potrei mai essere come loro.

Secondo loro, io vesto all’antica. Una volta ho anche sentito una ragazza dire che mi concio come una befana. In effetti porto gonne lunghe e calze spesse ma ho anche qualcosa alla moda! Oggi si usano quelle maglie che hanno il foro per il pollice e a me non dispiacciono affatto. Mi permettono di coprirmi ancora di più.

A scuola ho ottimi voti, mi piace studiare. Gli insegnanti mi fanno pressione per lavorare in gruppo, per socializzare. Dicono che è importante. Io non credo così tanto che lo sia. Funziono da sola, anzi, con le mie compagne lavorerei sicuramente meno e peggio. Parlano più di ragazzi che di scienza.

Mi viene difficile pensare anche che riuscirei a socializzare di più in risposta a qualcuno che mi chiede di farlo, anzi, questa pressione mi fa sentire ancora più a disagio. Ci sono giorni in cui vorrei avere il dono dell’invisibilità. Mi piace la scuola e vorrei continuare ad andarci per imparare. Per il resto, mi piacerebbe essere lì senza essere vista da nessuno. 

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